SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

 
   
  • L’agopuntura auricolare nel mal di gola acuto: uno studio controllato randomizzato.

 
  • La terapia con medicina tradizionale cinese migliora la sopravvivenza dei pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico
 
  • L’elettroagopuntura a bassa frequenza riduce l’epilessia focale e migliora l’epilessia generata dalle interruzioni del sonno.
 
  • Revisione della ricerca OMICS in agopuntura: rilevanza e prospettive future per capire la natura dei meridiani e degli agopunti..
 
  • La Moxibustione associata all’agopuntura aumenta l’espressione delle proteine delle giunzioni occludenti nei pazienti con Morbo di Crohn.
 
  • La stimolazione elettrica degli agopunti LI11 e ST36 favorisce la reazione proliferativa degli astrociti con effetti neuroprotettivi a seguito di ischemia e riperfusione cerebrale nei ratti.
 
  • Effetto neuromodulatorio dell’agopuntura longitudinale sulla connettività funzionale a riposo in pazienti con osteoartrosi del ginocchio. .
 
  • Kandinskij, i colori e la cultura cinese
 
  • Congressi, Eventi e Seminari.
 
 
   
 

Direttore Responsabile

Carlo Maria Giovanardi

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Kandinskij, i colori e la cultura cinese.

Per millenni le culture tradizionali dei diversi continenti hanno esposto in modi differenti, ma sostanzialmente paritetici, i profondi rapporti che uniscono i colori alla vita e all’esistenza.
Quanto alla Medicina tradizionale cinese, centrale è ad esempio il rimando ai colori proposto dalla Legge dei Cinque Elementi.
Anche nei secoli recenti il tema del significato e del valore dei colori è stato ampiamente e variamente trattato.
Isaac Newton (16421727), matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo e alchimista inglese, considerato uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, per primo chiarisce come i colori non siano qualità della luce, derivate dalle rifrazioni o dalle riflessioni dei corpi, né qualità dei corpi stessi, ma proprietà originarie e innate, entità primarie. 
Circa un secolo più tardi, Johann Wolfgang von Goethe (17491832), si contrappone a Newton. Goethe, pittore oltre che poeta e filosofo tedesco, sostiene che non è la luce a scaturire dai colori, bensì il contrario. I colori non sono dunque primari, ma consistono in un offuscamento della luce o nell'interazione di questa con l'oscurità.
Trascorre un altro secolo e Vasilij Vasil'evič Kandinskij (1866-1944), pittore russo creatore della pittura astratta, forse recuperando sapienze antiche, concepisce i colori con riguardo alle loro proprietà emozionali. Segnala come il colore abbia qualità sensibili, sia una sorta di odore, sapore, suono, e come pervada e stimoli l’intero organismo, provocando reazioni e risposte dell’anima e dello spirito. L’autore evidenzia così la dimensione “spirituale” del colore. La vibrazione psichica di chi fa esperienza di un colore raggiunge l'anima. Kandinskij elabora quindi una precisa e complessa teoria spirituale dei colori. Visti in questa ottica, le tinte e i segni dei suoi dipinti ne manifestano le regole e le forme.
Ma è la poetica di Kandinskij a valere come poche altre ad enunciare e precisare i toni, le densità e le strutture, delle lievi impalpabili figure che l’artista vede nel cuore dell’esistenza. Presentiamo un suo breve e poco noto testo datato 1912 e intitolato Vedere. E’ opera non raramente giudicata nei commentari astrusa e pressoché incomprensibile. Risulta invece di particolare interesse in termini estremo orientali. Il suo sviluppo si mostra infatti del tutto aderente ai dettami della cultura e della medicina cinese. Non abbiamo informazioni circa precise conoscenze di Kandinskij riguardo alla cultura cinese ma, data la rara portata culturale e l’estrema curiosità di questo autore, e la sua capacità di assimilare e elaborare, non ci stupirebbe scoprirlo esperto anche di sapienze estremo orientali. La poetica in oggetto, sicuramente difficile, implicita ed ermetica, risulta una sorta di visione cosmogonica delineata attraverso archetipi di tinte e di forme, quasi un profilo cosmico esposto in modi appieno umanistici seppure in un linguaggio pressoché alchemico. Conviene il succinto testo di Vedere

Azzurro
Azzurro s’innalzava,
s’innalzava e precipitava.
Acuto
sottile fischiava
e si conficcava,
ma non trapassava.
Risuonò in ogni angolo.
Densobruno
incombé
come su tutte le epoche.
Come. Come.
Più larghe allargando le braccia.
Più largo. Più largo.
E il tuo volto coprilo
d’un rosso panno.
E forse ancora non s’è
spostato affatto:
solo tu ti sei spostato.
Un bianco balzo
dietro un bianco balzo.
E dietro a questo
bianco balzo,
di nuovo un balzo bianco.
E in questo bianco balzo
un balzo bianco.
In ogni bianco balzo
un bianco balzo.
Ecco che cosa non va,
che tu non vedi il torbido:
sta proprio nel torbido.
Di qui tutto comincia.
Ci fu uno schianto.

Conviene una breve disamina in termini estremo orientali del titolo e dei successivi reparti della poetica. Ovviamente quelle che introduciamo non sono solo nostre ipotesi soggettive, impressioni e intuizioni, osservazioni inedite che si rivelano tuttavia omogenee nel reggere e risolvere l’intera partitura.

- Vedere.
Fin nel titolo, l’Autore segnala l’intento di abbracciare la vastità dell’orizzonte olistico e introduce il complesso tema delle realtà sottili e delle loro impalpabili dinamiche.
Segue qui il dipanarsi dell’esistenza attraverso una successione di colori e forme concepiti ed esposti come soggetti, come entità.
- Azzurro.
Il rimando è all’avvio e allo scenario dell’esistenza.
In termini di medicina cinese si tratta dell’Elemento Legno, e del contesto planetario. Mare, fiume, bosco, prato, cielo, l’incontro fra cielo e terra presenta un’unica tinta, fra le cui note blu e verdi la Cina antica non sceglie.  
- Acuto.
Il colore si complementa ora con la figura. La forma scelta è la più dinamica e pregnante, pungente, la punta della freccia, l’evoluzione della vita. Il wuji si va trasformando nel taiji, il vuoto nel pieno, e la differenziazione delle specie vegetali ha intrapreso la sua infrenabile corsa. 
- Densobruno.
Il termine scelto è particolare, insieme di consistenza e tinta. Il vegetale si è fatto animale. Nel colore bruno ecco la carne, il palpitare dell’Elemento Terra della tradizione cinese. E presto l’animale si fa uomo, e l’uomo prende a dilagare sul pianeta.
- Allargando le braccia.
Come indicare meglio la via del cuore, così cara al taoismo? L’autore è attento a segnalarla come incisivo progressivo insoluto percorso.
- E il tuo volto coprilo di un rosso panno.
Di nuovo, come più direttamente mostrare gli individui, le persone, e Xue, il sangue, radice e fondamento di mente e di spirito?
Nel colore rosso prende così forma l’Elemento Fuoco della medicina cinese.
- Solo tu ti sei spostato.
L’autore è ben attento a segnalare anche come quell’interminabile sequela di nuovi eventi che chiamiamo vita da sempre e per sempre si ripeta, ogni istante antica e nuova.
- Un bianco balzo dietro un bianco balzo.
Ecco nel colore bianco l’Elemento Metallo della tradizione cinese, la ricerca di purezza dell’esperienza di coscienza, Shen, lo spirito, e l’infinita insoluta successione di valutazioni e di scelte in cui ogni istante il libero arbitrio personale opera e agisce nel vivere.
- Sta proprio nel torbido.
L’intera via delle purificazioni intestinali, così cara a Nguyen Van Nghi, ci insegna come proprio nella rimanenza della via digestiva, nello scarto e nel rifiuto brilli la purezza di weiqi, il nostro potere difensivo. Kandinskij lo intuisce, lo sa.
- Ci fu uno schianto.
Avvenne il big bang. Il cielo anteriore si fece cielo posteriore. Il wuji si scoprì taiji. Come si voglia chiamarlo ci fu un inizio, un avvio, un’origine, eccolo l’Elemento Acqua della cultura cinese. Nel tutto si aprì una fessura attraverso cui l’esistenza prese a colare, a fluire, a dipanarsi. Ci fu uno schianto e noi ne veniamo. Kandinskij ce ne dà qui antica e nuova testimonianza. Da sempre dentro di noi suona certezza viva. Accade ad ogni respiro.
                                                                     
di Carlo Moiraghi e Paola Poli