SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

 
   
  • Terapia con digitopressione e Liu Zi Jue Qigong per la funzione polmonare e la qualità della vita in pazienti con grave nuova polmonite da coronavirus (COVID-19): un protocollo di studio per uno studio controllato randomizzato
   
  • Agopuntura o agopressione per la terapia del dolore nel travaglio di parto.

 
  • Un approccio in medicina integrata nel trattamento degli acufeni: risultati preliminari del trattamento di 82 pazienti presso il Centro Ospedaliero di Medicina Integrata di Pitigliano.
 
  • Situazione attuale e pensiero sulla regolazione della microflora intestinale con agopuntura e moxibustione.
 
  • Agopuntura manuale versus agopuntura sham e cure usuali per la profilassi dell’emicrania episodica senza aura: studio multicentrico, randomizzato e controllato.
 

L’attività neuronale è stimolata dall’iniezione di sostanza liquida nel punto Zusanli (ST36): possibile meccanismo dell’acquapuntura. Introduzione.

  • Il colloquio terapeutico in MTC.

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Congressi e corsi

 


 
   

Direttore Responsabile

Carlo Maria Giovanardi

Responsabile della Redazione
Tiziana Pedrali

Hanno collaborato a questo numero
Paola Baldini
Francesco Ceccherelli
Franco Cracolici
Rosaria Ferreri
Carlo Moiraghi
Laura Moraglio
Pier Paolo Scazza

 
   
   
   
RICERCA
 

Il colloquio terapeutico in MTC.

Convengono alcune coordinate del colloquio terapeutico. Senza dubbio ogni terapeuta interpreta infatti la terapia secondo se stesso, ma è pur vero che ogni azione umana conviene sia realizzata nei modi adeguati, questi modi per lo più sono composti di due complementari elementi, l’ordine e le regole da un lato, e l’elasticità nell’interpretare le regole, comprendendo qui anche la rara possibilità di prescinderne, licenza nei fatti implicita nei margini stessi di ordine e regole. E’ approccio che vale anche per il colloquio terapeutico, di cui si danno qui brevi note di alcune sue finalità e modalità, segnalando ovviamente la maggiore rilevanza del colloquio terapeutico quanto più la patologia riguarda la centralità organica e quindi la sfera emozionale e mentale.

Rispetto
Conviene anzitutto che il terapeuta interpreti il proprio intervento rispettando gli ambiti reali delle identità dei singoli pazienti, nel completo riguardo delle differenze. Si adegui cioè la propria visione e le proprie affermazioni alle capacità interpretative del paziente. Si adatti il proprio intervento alla natura del paziente, alle sue capacità energetiche, alle sue richieste e alle sue necessità. Il terapeuta deve avere chiaro come la propria finalità stia nel facilitare il paziente a riconoscere e a realizzare la propria identità, non l’identità del terapeuta, ad individuare e percorrere la propria strada, non la strada del terapeuta, ad incontrare e riconoscere e manifestare se stesso e la propria natura, non la natura del terapeuta.

Nove uomini. Il primo è piccolo uomo. Il secondo è uomo comune. Il terzo è uomo che avanza. Il quarto è uomo di basso rango. Il quinto è uomo di rango medio. Il sesto è uomo alto rango. Il settimo è uomo dalle ambizioni perdute. L’ottavo è uomo malato e infetto. Il nono è uomo estremo.

Yang Xiong, Taixuanjing


Testimonianza
Un tono di voce, una pausa, un movimento, un irrigidirsi segnalano che il colloquio è giunto ad un nucleo centrale. Un lutto, un’ingiustizia subita, una vicenda irrisolta, un evento patito decenni or sono viene descritto come avvenuto ieri, come stesse avvenendo proprio ora. La vecchia ferita è ancora aperta, sanguina, si è incistata, è fistola, è infetta. L’elaborazione non ha trasformato il dolore in esperienza, l’esperienza in conoscenza, la conoscenza in nuova vita.
La figura trinomica formata dal medico e dal paziente e dallo scenario ambientale intorno e dentro di loro, si è ora composta e risolta, e rivela un’ulteriore figura, prima rimasta nella penombra: è il paziente di allora, di quel momento lontano nel tempo, ma presente e vivo nella carne, in cui la terra è crollata e la sua vita si è squarciata. Nell’ambulatorio quel dramma sta avvenendo ora. Finalmente attraverso la scena terapeutica il passato si è riaffacciato al presente e si rappresenta, da decenni attendeva muto, e quel grave momento ha ora un testimone obiettivo. Qualcuno nel mondo ora sta assistendo, qualcuno è a conoscenza e questo è già fare chiarezza. Questo è già terapia. La ferita ora potrà presto o tardi rimarginare e cicatrizzarsi, il passato rivelarsi per quello che è, passato, e il presente presente. Sarà fra breve l’ago a suggellare la terapia.

Direzione
Fang, la direzione, è realtà fondamentale nell’esistenza, non solo nella tradizione cinese. o Seguendo la legge della segnatura, la direzione impregna l’organismo vivente fin nel corpo fisico, con differenze nel regno vegetale e nel regno animale secondo le diverse direzioni vitali.
I vegetali, organismi con direzione vitale fra la terra e il cielo, hanno forma fisica che si sviluppa in modo simmetrico e complementare in entrambi i versi, superiore e inferiore, verso la terra e verso il cielo, e si realizzano per lo più con ordine asimmetrico, come ad esempio gli alberi, oppure con ordine radiale, come ad esempio i fiori.
Gli animali, organismi con direzione vitale fra la terra e il cielo, hanno forma fisica che si sviluppa in modo simmetrico per lo più con ordine sagittale laterale, e si realizzano con una parte frontale anteriore e una posteriore.
La forma animale, più evoluta della vegetale, è cioè segnata nella superficie corporea dalla forma sagittale e dalla direzione antero-posteriore. Anche nella profondità organica l’animale segnala l’ordine simmetrico sagittale nella posizione di vari organi e apparati, come ad esempio i reni e i polmoni, lo bilancia però con l’ordine asimmetrico della posizione di altri organi e apparati, come ad esempio il fegato, la cistifellea, il pancreas, la milza, lo stomaco, il cuore, che danno forma al ricordo ontogenetico e filogenetico vegetale. Gli stessi letti vascolari e nervosi sono bilanciati fra un grossolano ordine simmetrico e l’asimmetria di importanti fasci impari e asimmetrici, ad esempio l’arco aortico, la vena porta, il nervo vago. Va anche notato come la forma animale manifesti il ricordo vegetale anche nella forma radiale di varie sue strutture, ad esempio gli occhi, le cilia, le labbra e i denti, i capezzoli, le dita. o Oltre che nel corpo fisico, la direzione si rivela centrale nel significato stesso di quel percorso che è il vivere. Qualsiasi congregazione monastica, occidentale come orientale, interpreta infatti la vita come una via, come un cammino che è tappa di un più vasto cammino, pari pari anche la tradizione cinese. L’Occidente ha invece posto eccessivi accenti sul termine cinese tao, nel cui ideogramma un’intelligenza celeste sopravvede a un sentiero che ha un’origine e una direzione evidenti, è la vita di ognuno. Vi è un ordine nel procedere della realtà, un piano invisibile, anche quando gli eventi ci paiono accadere casuali, slegati, illogici, ingiusti, ed è un ordinato procedere di cui siamo parte. Di più, chi vive è a un tempo il percorso e colui che lo percorre, il vero percorso è infatti egli stesso, e da lui stesso prende avvio, attraverso di sé procede, a se stesso è diretto, proprio mentre procede per monti e per valli, e incontri e scambi con altre persone. Avere la propria direzione risulta dunque esperienza centrale nel quotidiano, tale da fare la differenza fra il benessere e il malessere. Gli eventi possono essere simili, la quotidianità anche, ma il vissuto della persona che sente di essere sul proprio percorso, nel “suo”, e che vive i propri riferimenti, o che per contro non sente di esserlo, o ancora peggio sente di non esserlo affatto, fa davvero la differenza fra la salute e malattia.
Facilitare il paziente nel riconoscere la direzione cui egli stesso dà corpo è dunque fra le primarie finalità del colloquio terapeutico.

Ricomposizione
Ricondurre il paziente alla sua reale dimensione e definizione di soggetto dell’esperienza e della scena che sta vivendo, e ricomporre la scena nello scenario che la contiene e determina, sono fra le prime finalità del colloquio terapeutico. La malattia ha alterato le dimensioni, qualità e quantità, tinte e densità delle esperienze del paziente, e ne ha spostato e scomposto il centro. E’ deformazione che ha squilibrato nel paziente l’immagine della sua posizionatura, figura e dinamiche. Finalità del colloquio è dunque qui rintracciare le reali misure delle immagini e farne corrispondere cornici e perimetri e contenuti e tinte e affreschi, centri e periferie vitali. La ricomposizione della struttura scenica centrale si riverbera poi nella ricomposizione della scena nello scenario periferico più ampio, sia esso lavorativo, familiare, sociale, esistenziale. Conviene qui che il terapeuta ponga particolare cura nel ricomporre gli equilibri delle esperienze alterate, considerando secondo i singoli casi le opportune categorie dei rapporti yinyang inerenti: centro e periferia, adeguatezza e inadeguatezza, debolezza e forza, fiducia e sfiducia, purezza e contaminazione, esplicato e implicato, semplicità e complessità, maschile e femminile, movimento e immobilità, esterno e interno.
E’ infatti nell’alterazione del vissuto dell’equilibrio yinyang nelle sue categorie fondamentali all’esistenza che si struttura e radica il disagio.

Apertura
La patologia che invade la sfera emozionale e mentale si rappresenta per lo più in un circuito patogenetico chiuso in cui la conseguenza patologica diviene a sua volta causa di un ulteriore approfondirsi patologico. Ne deriva un malato circuito chiuso in cui la conseguenza è ulteriore causa in insoluta spirale peggiorativa. Ad esempio la vita isolata seguente ad uno stato depressivo si traduce in una carenza relazionale che si fa movente di un ulteriore peggioramento patologico, oppure i sensi di colpa seguenti ad una manifestazione di ira acuiscono i conflitti da cui la collera è esplosa. E’ via patologica che conduce all’implosione. Il percorso curativo sta qui nel favorire l’apertura del circuito patogenetico chiuso e condurre così il paziente a riconnettersi con lo scenario ambientale quale prima via di nutrimento vitale.

(continua)

Carlo Moiraghi


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