SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

 
   
  • Terapia con digitopressione e Liu Zi Jue Qigong per la funzione polmonare e la qualità della vita in pazienti con grave nuova polmonite da coronavirus (COVID-19): un protocollo di studio per uno studio controllato randomizzato
   
  • Agopuntura o agopressione per la terapia del dolore nel travaglio di parto.

 
  • Un approccio in medicina integrata nel trattamento degli acufeni: risultati preliminari del trattamento di 82 pazienti presso il Centro Ospedaliero di Medicina Integrata di Pitigliano.
 
  • Situazione attuale e pensiero sulla regolazione della microflora intestinale con agopuntura e moxibustione.
 
  • Agopuntura manuale versus agopuntura sham e cure usuali per la profilassi dell’emicrania episodica senza aura: studio multicentrico, randomizzato e controllato.
 

L’attività neuronale è stimolata dall’iniezione di sostanza liquida nel punto Zusanli (ST36): possibile meccanismo dell’acquapuntura. Introduzione.

  • Il colloquio terapeutico in MTC.

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Congressi e corsi

 


 
   

Direttore Responsabile

Carlo Maria Giovanardi

Responsabile della Redazione
Tiziana Pedrali

Hanno collaborato a questo numero
Paola Baldini
Francesco Ceccherelli
Franco Cracolici
Rosaria Ferreri
Carlo Moiraghi
Laura Moraglio
Pier Paolo Scazza

 
   
   
   
CLINICA
 

Un approccio in medicina integrata nel trattamento degli acufeni: risultati preliminari del trattamento di 82 pazienti presso il Centro Ospedaliero di Medicina Integrata di Pitigliano.

Riassunto
Il “tinnitus” o acufene rappresenta una patologia complessa che non trova una terapia definitiva in medicina convenzionale. Pertanto numerosi e diversi sono gli approcci non farmacologici, da quelli psicomportamentali alle terapie fisiche e alla più recente TRT (Tinnitus Retraining Therapy).
Nel Centro Ospedaliero di Medicina Integrata di Pitigliano abbiamo utilizzato l’agopuntura da sola o in combinazione con l’omeopatia (e consigli dietetici) per il trattamento degli Acufeni: 82 pazienti sono stati trattati con 8 sedute di agopuntura e 44 pazienti hanno assunto la terapia omeopatica. I risultati sono stati valutati sulla base dei questionari di gradimento, della qualità della vita e con la scala ESAS relativa alla sintomatologia. In entrambe i gruppi la compliance alla terapia è stata ottima e l’efficacia.

Agenti eziologici
Le cause vascolari, metaboliche, farmacologiche, virali, traumi cranici, disturbi psicoemozionali, ecc. determinano un danno a livello delle cellule ciliate della coclea con conseguente riduzione del segnale acustico in entrata, alterazione del sistema di processazione del segnale a livello del tronco encefalico e di trasmissione di quest’ultimo al talamo e alla corteccia uditiva. Si assiste quindi a un’alterazione dell’equilibrio tra i sistemi neuronali d’inibizione e attivazione del segnale acustico, con una diminuzione del sistema inibitorio e conseguente amplificazione del segnale acustico distorto che si traduce in acufene.
Oggi molti giovani riferiscono acufene cronico a seguito di esposizione, anche per breve tempo, a intensità sonore elevate oltre i 95 dB o a rumori d’intensità inferiore ma per periodi prolungati, e a seguito del largo uso del cellulare.
Queste condizioni devono agire ovviamente su un fattore genetico predisponente per poter determinare un danno irreversibile delle cellule ciliate della coclea determinando ipoacusia e acufene a seguito del tentativo di riparazione e rigenerazione, creando nuovi contatti neuronali o sinapsi eccitatori e inibitori, da parte del sistema nervoso centrale.
Da una ricerca condotta all’Università di Vienna (pubblicata nel 2018 su Occupational and Environmental Medicine) è emerso che i ronzii sono oltre il 70% più frequenti nelle persone che utilizzano il cellulare per più di 10 minuti al giorno. Dallo studio, inoltre, è emerso anche che l’utilizzo del cellulare per più di 4 anni può raddoppiare la probabilità d’insorgenza dell’acufene, e per 160 ore in totale può determinare un aumento del rischio del 60%. Questo studio prende in considerazione una prima ipotesi riguardante le onde radio, che disturberebbero la coclea, e una seconda riguardante la postura che si assume quando si parla al cellulare poiché garantirebbe solo in una parte della testa l’afflusso di sangue. Per molti anni si è pensato che l’acufene fosse generato da un’anomala attività della coclea trasmessa al cervello tramite il nervo acustico.

Letteratura scientifica sugli acufeni
Agopuntura
Secondo la maggioranza degli studi clinici, la possibile azione terapeutica sul fenomeno degli acufeni si ottiene attraverso diversi meccanismi:
• agendo sulla coclea, in particolare sull’attività contrattile delle cellule cigliate esterne (Azevedo 2005);
• agendo sulla funzione del sistema efferente olivo-cocleare per sopprimere otoemissioni acustiche (Azevedo 2005);
• alterando la chimica del cervello, aumentando i livelli di neuropeptide Y (Abel e Cheng 2005), e la riduzione dei livelli di serotonina (Zhou 2008); • ridurre l'infiammazione, promuovendo il rilascio di agenti vascolari e immunomodulatori (Kavoussi 2007 e Zijlstra 2003);
• aumentando la microcircolazione locale (Komori 2009), che aiuta la risoluzione del gonfiore.

Abbiamo cercato su PubMed, Cochrane Library, Embase, China National Knowledge Internet (CNKI), Database per Periodici tecnici cinesi (VIP) e il sistema di servizio della letteratura biomedica cinese (Sinomed) per raccogliere studi randomizzati controllati di agopuntura, e abbiamo trovato la tabella riportata come tab. 1.
SCARICA TABELLA

Abbiamo inoltre verificato le principali riviste europee che citavano interventi di terapia per acufeni, come le pubblicazioni Cygler o le riviste dell’A.F.A., e i report dei principali convegni europei degli ultimi anni. Da queste letture abbiamo tratto il razionale che ci ha spinti a formulare un protocollo originale in agopuntura con i punti classici trattati nel passato più alcuni punti collegati ai microsistemi di agopuntura che non erano quasi mai stati associati ai protocolli di base.

Omeopatia
Per quanto riguarda l’omeopatia, la terapia omeopatica può rivolgersi a curare la “causalità” del tinnitus e quindi avremo preparati omeopatici che possono essere indicati in diverse situazioni, tra le quali:

• atteggiamento “spasmofilico” a carico dei muscoli dell’orecchio o dei muscoli che hanno un’innervazione comune come i muscoli masticatori e quelli della volta del palato, o una tensione dei muscoli del rachide cervicale;
• come fenomeno connesso ad un “terreno” vascolare;
• come riflesso di una situazione ormonale (menopausa, mestruazioni, ecc);
• come epifenomeno di un organismo debilitato;
• come fenomeno post traumatico.

Uno studio clinico randomizzato di Simpson e collaboratori pubblicato nel 1998 sull’utilizzo di farmaci omeopatici in pazienti con tinnito cronico, non ha evidenziato una maggiore efficacia di tali farmaci rispetto al placebo.

(continua)

Franco Cracolici – Rosaria Ferreri


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